L’amore per l’insegnamento della pallacanestro”. Bastano queste poche parole per presentare Vittorio Gonzales, il “Professore” per tutti quelli che l’hanno conosciuto su i campi di pallacanestro.

Una vita trascorsa (dal dopoguerra fino ai primi anni del nuovo secolo) tra campi e palestre di Roma e Torino a fare da guida ed “insegnare l’ ABC del basket” a centinaia di ragazzi e ragazze.

Originario di L’Havana (Cuba) dove spense le sue prime 12 candeline, nel 1939 si trasferì insieme al nonno materno a Roma dove cominciò a frequentare il campetto dell’Istituto S. Giuseppe.

Nel 1949 la profonda passione per la pallacanestro lo portò all’idea di fondare una propria società sportiva: nacque così la Stella Azzurra, con Vittorio Gonzales giocatore ed allenatore !

Qualche anno dopo decise di abbandonare la sua “creatura” per accettare l’offerta del Cus Roma: riuscì nella doppia impresa di conquistare la promozione nell’allora serie A,sia con la squadra maschile che con quella femminile.

Ma gli spostamenti del Professore non erano terminati.Tutt’altro.Tornò infatti per un paio d’anni, prima dell’arrivo di Fidel Castro, nella città natale trovando lavoro nell’ufficio pubblicità del quotidiano “El Mundo”.

Quindi, dopo una sorta di periodo di apprendistato negli Stati Uniti, col solo scopo di “imparare basket”, nel 1967 ritornò nel Bel Paese, a Torino, chiamato da Don Gino Borgogno con la prospettiva di coordinare e sviluppare l’attività cestistica che si svolgeva negli oratori della città e che lo vide portare l’Oratorio Agnelli dalla serie D alla serie A (fusione con la Sacla’ di Asti).

Fu proprio sotto la Mole che la sua parola assurse ad un livello quasi “sacrale” per i suoi allievi: tra gli altri Benatti, Cervino, Marietta, Zorzenon, ecc. che fecero poi tutta la trafila delle squadre nazionali giovanili, prima di diventare giocatori importanti di serie A. Cervino ancora oggi definisce il Professore con un’unica, avvincente parola : innovatore !

La stagione 1971/72, che segna il passaggio al basket femminile con la Sisport Fiat, fu probabilmente una delle piu esaltanti della carriera di Vittorio Gonzales. Con un lavoro “michelangiolesco” riuscì, il primo anno, a rimanere in serie A con una “banda di matte” formata quasi esclusivamente da 14enni, con in campo Mariella Melon simbolo di questo nuovo basket giovane e scatenato, basato su una ottimo uso dei fondamentali.

Il Professore decise poi di ritornare al basket maschile, prima con l’allora Teksid con cui sfiorò la serie B, e quindi ad inizio degli anni ’80, si dedicò all’insegnamento nelle scuole e negli oratori, sentendo la necessità di porsi come guida per giovani uomini bisognosi di un vero e proprio maestro non solo sul campo di pallacanestro, ma anche nella vita di tutti i giorni.

Nei primi anni ‘90 l’ultimo capolavoro: le finali nazionali della categoria Allievi raggiunte con la squadra della scuola media statale Michelangelo Buonarroti !

Prima dei nomi e delle statistiche per Vittorio Gonzales veniva e viene ancor oggi l’insegnamento, soprattutto di quei fondamentali che tendono ad essere trascurati ma che il Professore considera come la quintessenza del basket stesso, è solito, ancora oggi, dire: “…prima i fondamentali poi gli schemi…”

Nel 2004, al pari di santoni come Rubini, Ranuzzi, Gamba, fu insignito della nomina di “Allenatore Benemerito FIP”: per aver contribuito all’immagine e allo sviluppo della pallacanestro italiana”.

La testimonianza di Federico Danna

Ho conosciuto il “prof” nel maggio del 1968: campionato scolastico tra le 2° medie.
La nostra palestra inagibile per lavori, andiamo a giocare all’Oratorio “Agnelli”.
Il Prof. mi vede e mi chiede se voglio provare a giocare in una squadra”vera”.
Lui allenava una squadra di ragazzi del 55, di un anno più vecchi di me, che avrebbe partecipato poche settimane dopo alle finali nazionali dei ”giochi della gioventù”(sarebbero poi arrivati secondi) e potevo farne parte.
Ricordo con gran fascino come ci parlava, come c’incantava nell’insegnamento: nessuno poteva distrarsi, pendevamo dalle sue labbra.
Il “Bonnie, dall’università di Saint Bonaventure ( poi chiamato dai e segui)…… le prime magliette americane, bucate ma date in premio ai più meritevoli e desiderate come la cosa più preziosa del mondo…..passare la palla senza guardare il ricevente, un po’ d’anni prima del no-look pass di Magic…
Mi stimava come giocatore, spesso mi faceva allenare con i più grandi (Benatti, Cervino, Borghesi e in seguito Marietta, Zorzenon….tutti in nazionale giovanile e poi in serie A) ma non avevo tiro.
Cominciai ad allenare molto presto, a 17 anni. Il Prof. era passato alla femminile.
A 24 anni sono assistente in A e responsabile del settore giovanile dell’Auxilium, che però ha poca attività, non può reclutare. Torno dal Prof. che insegna alla Media “ Michelangelo Buonarroti” da cui escono giocatori preparatissimi, perlomeno nella proporzione piemontese.
Ho avuto una seconda fortuna. Vittorio (così ho cominciato a chiamarlo da “allenatore”) allenava Propaganda ed Allievi, io Cadetti e Juniores.
Per me fu facile: mi arrivavano giocatori preparati, appassionati, educati. Con poche aggiunte “da fuori” ecco squadre da “finale nazionale”, non nel senso del risultato, ma in quello di essere tra le più preparate d’Italia.
Abbiamo passato ore ed ore a parlare di basket, fino a pochi anni fa.
Mi vanto di aver potuto parlare alla pari con lui, io giovane allenatore emergente, lui un maestro per tutti.
Il mio primo Maestro