Elio (Aurelio) Pentassuglia nasce a Brindisi nel 1932 e sin dalla giovane età mostra predisposizione per lo sport e, dopo alcune esperienze nella pallavolo, trova la propria dimensione nella pallacanestro.

Agli inizi degli anni 50 è fra i protagonisti della crescita del basket nella città pugliese contribuendo alle varie promozioni il cui apice sarà nel 1957 con la salita in A2. Agli inizi degli anni 60 Pentassuglia o “Big Elio”, come più affettuosamente veniva chiamato nell’ambiente, lascerà la pallacanestro giocata per cominciare a dedicarsi alla formazione di giovani giocatori, mostrando da subito quelli che poi saranno i tratti che ne caratterizzeranno la sua carriera e cioè la grande disponibilità al lavoro in palestra, un invidiabile intuito nello scoprire nuovi talenti, la capacità di motivare gli atleti, equilibrio nella gestione dei gruppi, una profonda umanità.

Tutte queste doti lo porteranno subito ad ottenere risultati prestigiosi a livello giovanile: dal suo lavoro cresceranno generazioni di atleti locali che si affermeranno in campo nazionale come Labate, Cecco, Solfrizzi, Cordella. Due i titoli nazionali giovanili (allievi 1967, ragazzi 1972) e tante finali nel palmares del tecnico pugliese. Ciò non sfugge ai vertici federali che negli anni di Giancarlo Primo e Nello Paratore lo coinvolgono nella guida delle nazionali giovanili.

Nel 1973 è la Partenope Napoli a chiamarlo alla guida della squadra di A1: sarà una esperienza interlocutoria che terminerà nella stagione successiva con la retrocessione in A2.

Nel 1975 Big Elio approda a Rieti che rappresenterà per lui una vera e propria seconda patria. Dopo due anni interlocutori (una retrocessione in A2 e un quarto posto) arriva una semifinale scudetto persa contro la Mobilgirgi Varese. Da allora sarà tutto un crescendo con ancora una semifinale scudetto contro la Sinudyne Bologna e due finali di Coppa Korac la prima nel 1979 a Belgrado persa contro i padroni di casa del Partizan, la seconda il 26 febbraio dell’ anno seguente a Liegi con il trionfo per 76 a 71 sul Cibona di Zagabria. Sono gli anni della valorizzazione di Brunamonti, Zampolini, Sanesi, Scodavolpe, Blasetti e l’ occasione di ammirare alcuni degli stranieri più produttivi che siano apparsi sul palcoscenico del nostro massimo campionato: Sojourner, Meely, Johnson.

Al termine di questa stagione approda sulla prestigiosa panchina di Varese

conseguendo l’ennesima semifinale scudetto, ma non ottenendo nel complesso i risultati sperati.

E’ il momento del ritorno a casa ed è così che nasce il fenomeno Bartolini Brindisi: saranno tre anni di grande spettacolo al Palaidea (di seguito divenuto Palapentassuglia in suo onore) per i tifosi brindisini (mediamente in 3500 sugli spalti) con le gesta di Tony Zeno, “Lupetto” Malagoli”, Chicco Fischetto. Non riuscirà nell’impresa di riportare la società in A1, ma ancora una volta lascerà un ricordo indelebile con la sua indiscussa capacità di insegnare una pallacanestro fatta di movimenti semplici e soprattutto ben modulata sui giocatori a disposizione. E’ superfluo dire che la sua tragica fine, avvenuta in un incidente stradale nell’ottobre del 1988 (sedeva all’epoca sulla panchina della Sebastiani Rieti anche qui nel tentativo di riportare la società laziale in A) ha privato l’ambiente cestistico di un personaggio, oltre che naturalmente simpatico e schietto, capace di rapportarsi correttamente con colleghi, giocatori, arbitri, dirigenti, giornalisti rappresentando così un valido esempio per i giovani tecnici.

La testimonianza di Walter Cecere

The big Elio

Incontro Elio Pentassuglia nel 1973. Avevo deciso di smettere di giocare perché la mia società aveva negato il prestito del mio cartellino ad una squadra di serie ‘B’ ed avevo da poco conseguito la tessera di primo livello (Tecnico Regionale ?!?) dopo un corso tenuto dal maestro Giovanni Del Franco.

Fu proprio Gianni a segnalare il mio nome ad Elio per inserirmi nello staff tecnico della A.P. Partenope.

L’incontro fu di quelli folgoranti. Maestro assoluto nell’insegnamento della tecnica e del gioco, Elio era, soprattutto, un galantuomo.

Aveva un amore sconfinato per il nostro sport al quale ha dedicato ogni istante della sua vita giorno dopo giorno.

Mi sorprendeva la semplicità dell’insegnamento unita ad un rigore colto e quasi scientifico nell’uso della terminologia tecnica.

Impresse mi sono rimaste le spiegazioni di tutti i fondamentali.

Sulla presa della palla, per esempio, diceva: .

Chi prova a seguire queste indicazioni scoprirà che non c’è possibilità di assumere una posizione che ostacoli una prestazione di alto livello.

Le sue esperienze napoletane con la prima squadra non sono state fortunate e questo ha creato anche qualche contrasto con la stampa locale.

Era il periodo nel quale quando si subiva un fallo l’allenatore aveva la discrezionalità di poter scegliere tra eseguire i tiri liberi oppure decidere di mantenere il possesso della palla con una rimessa laterale.

Si verifica questo episodio. Pochi secondi al termine della gara, un punto sotto in casa, fallo subito; Elio deve scegliere. Negli ultimi due incontri, una volta aveva ‘tirato’ e perso ed era stato attaccato da un famoso giornalista locale; la successiva aveva ‘rinunciato’ e perso ancora e nuovamente era stato attaccato dallo stesso giornalista.

Da uomo di grande ironia e genuinità Elio coglie la palla al balzo: entra in campo, allarga le braccia, si rivolge al giornalista e domanda con voce imperiosa :< Ora che devo fare? Tiro o rinuncio?>.

A parte gli aneddoti, che sono innumerevoli, ricordo un MAESTRO umile e discreto e un uomo di grandissima umanità.

Seguiva gli allenamenti di tutte le squadre giovanili accompagnando i coaches e i giocatori con la propria auto nelle palestre più improbabili della città. Si iscriveva a referto come assistente di noi coaches del settore giovanile a tutte le partite quando non era impegnato con la prima squadra.

Quando voleva darti un’indicazione o farti una ramanzina non lo faceva mai davanti alla squadra ma in sede separata, con fermezza, terminando sempre con un largo sorriso sulle labbra.

Grazie di cuore, Gaetano, per avermi dato l’opportunità di poter ricordare Elio con queste righe.

Se oggi, talvolta, mi capita di riuscire ad indicare ad un giovane la strada giusta lo devo principalmente a Big Elio che non potrò mai ringraziare abbastanza, mai più.

walter cecere