Torinese, 67 anni, una vita dedicata al basket.

Nella sua città lavorerà per dieci anni, vincendo consecutivamente cinque titoli regionali allievi e juniores, e approdando successivamente a tre finali nazionali ed a due promozioni alla serie B ed alla serie A con l’Auxilium Torino.

Nel 1970 passa al settore giovanile della Ignis di Varese, al primo anno dell’ ”era Nikolic”.

A soli 20 anni inizia ad allenare nella Crocetta di Torino, dopo aver giocato sino alla serie A (quando esisteva la Prima Serie).

Esordisce nella serie A1 a Milano come capo allenatore, lavorando fianco a fianco con coach Tommy Heinson, Boston Celtics.

Dal 1972 al 1990 allena rispettivamente a: Milano(serieA1), Firenze(B), Padova(B), Livorno(A2), Roseto(A2), Asti(B), Trapani(B1).

Nell’estate del 1990 viene scelto dalla Benetton Treviso come responsabile tecnico e organizzativo del settore giovanile: durante il quadriennio 1990-1994 diventa finalista di tutti i campionati nazionali e partecipa a dodici finali nazionali su dodici, vincendo tre titoli italiani ( Allievi’91, Cadetti’92, Juniores’94) e due di vice-campione italiano (Cadetti’91 e Cadetti’93): tali record sono tuttora ineguagliati.

Nel triennio successivo 1995-1997 ritorna all’Auxilium Torino come responsabile del settore giovanile, e le sue squadre centrano le finali nazionali con i Cadetti nel 1995, Cadetti 1997, Juniores 1997.

Dal 1998 al 2000 viene chiamato come responsabile del settore giovanile della Snai Montecatini, con il cui club vince il titolo italiano Juniores nell’estate del 2000.

Nel 2002 si trasferisce a Faenza, dove lavora con il settore giovanile, allenando anche in C1 e nel campionato di B2 sino al termine del 2006.

Dal 2007 aderisce e partecipa all’APG (Associazione Pallacanestro Giovanile).

Nel corso degli oltre 45 anni di panchina, di cui 25 con i settori giovanili, compie numerosi viaggi di studio negli USA ed è il primo allenatore ad introdurre in Italia il modello americano del “summer camp” nell’estate del 1974.

In tali camps ha lavorato in stretta collaborazione con famosi allenatori di High-School, College, NBA ( Dick Di Biaso, Mike Schuler, Jack Mc Kinney, Bob Nichols, Paul Westhead…).

Inoltre ha mantenuto contatti per un continuo aggiornamento tecnico personale con altri grandi allenatori quali: Claire Bee, Bobby Knight, Morgan Wootten, John Killilea, Howie Landa, John Calipari, Digger Phelps, Pete Gaudet…

Nel corso della carriera ha scoperto o allenato giocatori come: Caglieris, Marietta, Benatti, Sacchetti, Della Valle, Trucco, Chiarini, Dell’Agnello, Mandelli, Scarone, Agosta, Chiacig, Marconato, Carraretto, Abbio, Vanuzzo, Gatto, Ress…..

E’ coach F.I.B.A.: infatti, ha svolto una intensa attività di formazione per conto della Federazione Italiana Pallacanestro FIP, e per la Associazione Mondiale degli Allenatori (WABC), tenendo clinics in varie città italiane, e inoltre in: Siria, Spagna, Germania, Ghana, Isole Canarie negli anni 1985 – 1987.

E’ autore di numerose traduzioni e di pubblicazioni tecniche.

“Dalla porta di servizio…”

Nota alla biografia di Bruno Boero di Maurizio Massari

Ho avuto la fortuna di conoscere Bruno Boero dalla porta di servizio. Era il 2002, Bruno si era da poco trasferito per il suo lavoro di manager aziendale a Faenza e mi chiese di poter far giocare suo figlio Luigi, dell’85, nel gruppo Juniores dell’A.Costa Imola, il club in cui al tempo allenavo. Non era la prima volta che allenavo il figlio di un coach importante. Mi era già capitato con Mauro, del ’77, il figlio di Gianni Zappi e, un po’ più marginalmente, con Lorenzo, del ’90, figlio di Luca Dalmonte. Già… ma con Bruno era un po’ diverso. Nonostante fossi molto contento di quando, accompagnando Luigi in palestra, si fermava a vedere nostri allenamenti o partite, beh…, quelle volte mi sembrava di essere al cospetto di un monumento nazionale! C’era Bruno Boero lì, uno che aveva fatto la pallacanestro in Italia quando la pallacanestro era veramente “da fare”: non c’era internet e il mondo globale, ogni innovazione e ogni formazione ce se li doveva guadagnare attingendo dagli Stati Uniti che allora erano veramente lontanissimi… mi sentivo al cospetto di una figura grande a tal punto da non riuscire a relazionarmi! Fu Bruno a sbloccare questa mia sorta di paralisi. Un giorno mi disse: “ti parlo da genitore: apprezzo molto che cerchi di insegnare la pallacanestro coinvolgendo i ragazzi nel loro percorso di crescita…” Incredulo gli chiesi: “ma davvero si percepisce questo???” Era forse il più bel complimento che mi fosse stato mai fatto, sulla cosa a cui io tenevo intimamente di più: coinvolgere i ragazzi e renderli consapevoli. Da quel giorno e negli anni seguenti con Bruno mi sono sentito e visto spesso, spesso ci siamo scambiati impressioni e sensazioni e ho capito che il suo “essere storia” era in realtà un potenziale di grande attualità: straordinaria la sua qualità di essere, proprio lui assolutamente degno di insegnare a tutti quanti i coach delle nostre generazioni, ancora oggi in aggiornamento permanente con l’entusiasmo di quando, tra i primissimi, portò in Italia il credo dei santoni d’olteoceano. Permettetemi il paradosso, ma è un po’ come se Dante Alighieri studiasse la letteratura sull’esegesi contemporanea della “sua” Divina Commedia! Solo una figura di spessore immenso può dare un esempio di tale forza e potenza… Grazie Bruno!

LA TESTIMONIANZA DI PAOLO SFRISO

DIMMI E LO DIMENTICHERO’,

MOSTRAMI E POTRO’ RICORDARLO,

COINVOLGIMI E LO CAPIRO’

CONFUCIO

Filtrare e selezionare quello più importante e significativo tra i mille insegnamenti che in tanti momenti passati insieme Bruno Boero mi ha trasmesso, mi è veramente difficile.

Volendo trovare una parola chiave caratterizzante questo grande maestro, questa è senza dubbio CULTURA.

Conobbi Bruno agli inizi degli anni ’90 quando, coach ruspante, credevo di sapere quasi tutto dell’arte di allenare.

Arrivato “straniero” nella mia Treviso, ero proprio curioso di verificare cosa potesse insegnare di nuovo questo simpatico signore torinese: schemi assolutamente vincenti? Nuovi esercizi con mirabolanti rotazioni? Schieramenti acrobatici? Difese impenetrabili?…..Niente di tutto ciò!

Incredulo, e inizialmente perplesso, conobbi nei mesi un uomo che non urlava per farsi ascoltare, non usava atteggiamenti arroganti per imporsi e, udite udite, nonostante allenatore di gran lunga più esperto e capace, nonché Responsabile del Settore Giovanile, non scelse per sé da allenare le squadre di punta della societa: né la cadetti, né la juniores e nemmeno la allievi!?!

Spazio a noi allenatori più giovani e lui, il capo, a sovraintendere, a dirigere da dietro le quinte, quasi mai imponendosi, ma ponendo interrogativi, discutendo, facendo riflettere, suggerendo, facendo pensare, poche volte “cazziando” affettuosamente e, soprattutto, dando l’esempio allenando la squadra dei più piccoli.

Nelle lunghe chiacchierate a bordo campo, prima e dopo le partite, sugli spalti vedendo giocare, in ufficio, dove sfornava con febbrile solerzia veri e propri libri di appunti, di idee, di insegnamenti, a beneficio di noi allenatori da formare, rimanevo ancor più allibito.

Mi aspettavo finalmente qualche nuovo schema, qualche idea vincente per le mie squadre, consigli illuminati per battere i rivali di sempre, una run and jump super mega aggressiva, una di quelle zone press che spaccano in due le partite e invece….niente!

Ancor prima di come mettere le mani sulla palla per un passaggio o per un tiro, ancor prima di analizzare come partire in palleggio o quali fossero le possibilità per un attaccante di poter giocare in modo efficace 1 vs 1 o per un difensore di essere sempre meno battibile, tutte cose su cui comunque abbiamo passato pomeriggi interi a disquisire e analizzare fin nei minimi dettagli e nelle più remote possibilità, Bruno mi insegnò l’importanza, per i giocatori e per la propria squadra, della “pulizia e dell’ordine”: innanzitutto “materiale”, ma soprattutto “mentale” come amava definirlo.

Materiale: come pretendere la propria squadra a posto e in ordine prima, dopo e durante gli allenamenti e le partite; la cura per il proprio abbigliamento sportivo e non, del proprio fisico, il rispetto della puntualità, come si affronta una trasferta, come ci si comporta a tavola, fino ad arrivare agli spogliatoi e alla palestra. Guai ad avere le borse a terra, le scarpe sparse in disordine: le borse sopra il ripiano più alto della panca, le scarpe sotto e ben in ordine così come i vestiti rigorosamente appesi agli appendini, in ordine. Guai se un pallone non utilizzato per un’esercizio vagava a bordo campo o abbandonato in un angolo della palestra piuttosto che sotto le panchine: i palloni non utilizzati andavano riposti, di corsa, sopra i carrelli porta palloni o dentro il cestone alla fine di ogni esercizio.

Mentale: non c’era giocatore che non salutasse…forte e chiaro!…i coaches e i compagni quando entrava in palestra o in spogliatoio; era un “must” ringraziare il compagno per un bel passaggio; andava “tirato su da terra a quattro mani” il compagno che magari aveva subito uno sfondamento; guai se un compagno che aveva realizzato un bel canestro con fallo non era immediatamente “congratulato” dai quattro compagni in campo; i giocatori entravano e uscivano dal campo a testa alta, rigorosamente correndo, dando un fragoroso “5” al compagno e nessuno poteva pensare di gettare a terra il coprimaglia….,chi entrava lo consegnava in mano al compagno che usciva; in panca nessun posto, a partire dal coach , doveva essere lasciato libero e…. come doveva partecipare alla partita la “panchina” (si vince e si perde tutti insieme, questo era il motto!)

Poca cosa? Insegnamenti secondari? No! VERA CULTURA, la base, le solide fondamenta morali su cui poi ogni giovane istruttore avrebbe dovuto costruire, con il tempo, il suo proprio personale credo cestistico, la prima e più importante eredità che ogni istruttore dovrebbe essere in grado di lasciare ai propri giocatori…vera cultura che ancora adesso mi accompagna in ogni momento di basket e non.

In questo e per questo, più che per qualsiasi altra cosa, e sarebbero tante quelle da citare, oserei definire Bruno MAESTRO e come tutti i grandi maestri, un precursore dei tempi a venire.