L’ISTRUTTORE CHE HA CAMBIATO LA STORIA DEL BASKET …
Stagione 1984, l’allenatore della prima squadra di Rimini era un certo Arnaldo Taurisano, un allenatore famoso in tutta Italia per la sua abilità tecnica ed organizzativa.

per riorganizzare il Settore Giovanile. “Arnaldo, sono convinto che qui a Rimini si può fare un bel lavoro con i giovani,” gli dice Carasso al primo incontro nella mitica sede di Via Dante “abbiamo ragazzi svegli e futuribili, ma manca un istruttore preparato, uno che guidi i ragazzi tecnicamente e che li faccia crescere anche come uomini. Dimmi chi è il migliore sulla piazza e io lo vado a prendere !”.

L’allora Direttore Generale Gian Maria Carasso lo sceglie non solo come allenatore della Serie A, ma anche

A Taurisano allora venne in mente di un incontro che aveva avuto poche settimane prima ad un camp estivo in montagna. Mentre allenava un gruppo di ragazzi di 13/14 anni sui fondamentali, si era accorto che due di loro, due gemelli erano in assoluto di un’abilità tecnica eccezionale, emergevano tra tutti, allora il saggio Arnaldo disse: “Chi è l’allenatore di questi ragazzi così preparati ?, lo voglio conoscere!” Nasce così il rapporto tra Claudio Papini e Arnaldo Taurisano, e fu proprio il Papo la persona che Taurisano indicò a Carasso: ”Gian Maria prendi il Papo, non te ne pentirai, sarà la tua fortuna”, fu proprio così che iniziò un’incredibile storia di basket a Rimini.

Papini si presentò a Rimini con grande umiltà e iniziò a lavorare in palestra per ore ed ore, instancabilmente, riorganizzò tecnicamente il Settore Giovanile, gli diede una nuova impostazione che partì dal reclutamento, alle scuole, perfino ai blocchi per appunti.

Sotto la sua guida il Basket Rimini conquistò 22 Finali Nazionali Giovanili, 5 Titoli Italiani Giovanili e numerosi Trofei.

Myers, Ferroni, Ruggeri, Semprini, Righetti, Vitale furono i migliori giocatori che sotto la sua guida fecero la fortuna di Rimini e del Basket Rimini.

Grazie a lui il Basket Rimini diventò la società modello, da imitare per tutto l’ambiente cestistico italiano.

La testimonianza di Paolo Carasso

“Queste poche righe vogliono essere un ringaziamento a Claudio Papini, per tutti noi il PAPO. Ci sono dei momenti della vita che condizionano la propria carriera professionale; io questo momento l’ho vissuto con lui, con il Papo, per me vero istruttore, educatore e persona da qualità umane uniche. Avevo 14 anni e amavo giocare a pallacanestro, il mio prossimo allenatore proprio lui, Claudio Papini, il maestro. A settembre vengo chiamato per il primo allenamento ed io, come tutti i ragazzi di allora, dentro il mio zaino “infilo” anche i miei sogni: diventare giocatore di pallacanestro. Entrato in palestra, il Papo si avvicina, mi guarda e con rigidità mi dice: “Guarda un po’ chi mi tocca allenare !” Io mi rivesto e me ne vado affranto. Smetto di giocare, crollano i miei sogni. Dopo due giorni suona il telefono di casa, io rispondo, è il Papo: “Paolino, tu non puoi fare il giocatore, perché non mi aiuti in palestra ? Vuoi fare il mio assistente ?” Da quel giorno come assistente vinco 4 titoli italiani, partecipo da capo allenatore a 12 Finali Nazionali Giovanili, diventando Vice Campione d’Italia nel 1997 con gli Juniores. Da capo allenatore della Serie A/1 nel 2000 porto la squadra della mia città ai Play-Off e raggiungo i quarti di Finale della Coppa Korac. Una mattina del 2001 lui mi chiama e con la stessa faccia di quel giorno di settembre mi dice: “Paolo ho preso una decisione, torno a La Spezia, lascio a te il ruolo di Responsabile del Settore Giovanile, sono tranquillo, lo lascio ad uno più bravo di me.” E’ stato uno dei complimenti più belli della mia vita, io da lui ho praticamente imparato tutto, in quel momento ho deciso: nella mia vita farò l’Istruttore di Basket. Grazie ancora Papo, il tuo “figlio” cestistico: Paolo Carasso”

e quella di Alex Righetti

“Papini è l’istruttore a cui devo di più, mi ricordo ancora i suoi allenamenti, veramente duri, finivamo gli allenamenti che non ne avevamo più. Mi ha insegnato l’etica del lavoro e per questo gli sarò per sempre grato. Ma il Papo lo voglio ricordare anche come uomo, una persona coerente, giusta e che non scendeva a compromessi. Questi sono i motivi per cui quando il Comune di Rimini mi ha premiato per la medaglia olimpica ho voluto insieme a me Claudio Papini: era soprattutto a lui che dovevo dire grazie per quella medaglia.”